La zona di comfort non e' un luogo fisico. E' lo spazio mentale in cui ogni scelta e' prevedibile, ogni giornata identica alla precedente, e il cervello puo' funzionare col pilota automatico. Stefano la descrive come la stanza in cui sai dove sono tutti i mobili — e proprio per questo hai smesso di guardarti intorno. Il problema non e' starci. Il problema e' crederci al sicuro.
Cosa dice Stefano su zona di comfort
Dalla Lettera 03 — Il prezzo che nessuno vuole pagare
Non ti ho detto che ogni volta che devi prendere una decisione importante, il tuo cervello ti indicherà sempre la strada sbagliata. Quella che sembra più facile. Quella che rimanda il problema a domani. Quella familiare, che ti accoglie, che ti culla e che ti dice "dai vieni qui, in fondo ci sei già stato comodo sul divano, sai che si sta bene. Vuoi andare per una strada che non conosci? Ma sei pazzo, è pericoloso!"
Ma sapevo che era una bugia. Avevo allenato il mio cervello a comprendere quando si mente da solo. Sapevo che se rimanevo in quella comfort zone non ne sarei mai uscito. Che avrei continuato a costruire il sogno di qualcun altro raccontandomi che stavo costruendo il mio.
Dalla Lettera 04 — Settimana 4 di 54 — La felicità è un'abitudine
Settimana 4 di 54 — La felicità è un'abitudine
La felicità non è un traguardo. È un'abitudine.
Dalla Lettera 06 — Settimana 6 di 54 — La mente scimmia
Un familiare che ti ha convinto ripetendoti sempre la stessa cosa, e tu hai finito per crederci.
Dalla Lettera 08 — Settimana 8 di 54 — Quelli che non scendono dalla montagna
Tra lui e me ci sono troppi voli, troppe città, troppe versioni di me sovrascritte una sull'altra come strati di vernice. Quando provo a grattarli, sotto non trovo lui. Trovo il vuoto di chi non lo ha mai veramente protetto.
Dalla Lettera 09 — Settimana 9 di 54 — La musica che teniamo dentro
Si fermano perché disinstallare è più faticoso che installare. Si fermano perché intanto la vita continua. Si fermano perché a quarant'anni hai un mutuo, una famiglia, una routine, e il prezzo di rifare tutto è diventato troppo alto.
Dalla Lettera 11 — Settimana 11 di 54 — Il semaforo
Prendendosi il rischio. E prendendosi la responsabilità — perché alla fine siamo noi a scegliere, siamo noi a vivere la nostra vita minuto per minuto, sul nostro pezzo di strada. E siamo noi a pagarne le conseguenze, anche quando sbagliamo, anche quando attraversiamo e ci accorgiamo che era meglio restare fermi. Le paga chi attraversa, mica chi guardava dall'altra parte. Mai una volta che a sbagliare la mia vita ci sia qualcun altro a metterci la firma.