Il cancro silenzioso dei pensieri e' quella voce interna che ripete le stesse bugie finche' non diventano verita'. Non urla — sussurra. Ti dice che non sei abbastanza, che non ce la farai, che gli altri sono meglio di te. Stefano lo descrive come il pericolo piu' grande perche' non ha sintomi evidenti: ti consuma dall'interno mentre dall'esterno tutto sembra funzionare. Il primo passo per guarire e' ammettere che quella voce non sei tu — e' un'abitudine mentale che hai coltivato per anni.
Cosa dice Stefano su il cancro silenzioso dei pensieri
Dalla Lettera 01 — Ci risiamo
Ma oggi e' diverso, oggi non chiudero' questi pensieri nel mio cassetto.
Dalla Lettera 02 — Scegliere chi essere
E non c'e' fallimento piu' grande di quello che si prova verso se stessi. Nel proprio io, nella propria mente, nel proprio silenzio.
Senza mai farmi la domanda piu' giusta: queste cose mi stanno trattenendo esattamente dove non voglio stare?
Dalla Lettera 03 — Il prezzo che nessuno vuole pagare
Quando avevo 26 anni lavoravo nell'agenzia di un amico. Avevamo costruito tutto da zero: processi commerciali, sistemi di vendita, un business che funzionava. Era mio quanto loro. Nella mia mente.
Ma sapevo che era una bugia. Avevo allenato il mio cervello a comprendere quando si mente da solo. Sapevo che se rimanevo in quella comfort zone non ne sarei mai uscito. Che avrei continuato a costruire il sogno di qualcun altro raccontandomi che stavo costruendo il mio.
Dalla Lettera 04 — Settimana 4 di 54 — La felicità è un'abitudine
Allora ho capito una cosa che ha cambiato tutto: non ero infelice per quello che mi mancava. Ero infelice per come funzionava la mia mente.
La mente è un muscolo. E come ogni muscolo, può essere allenata.
Dalla Lettera 05 — Settimana 5 di 54 — Il vero cancro
È un momento sottile. Non c'è un campanello d'allarme. Non è una soglia che oltrepassi consapevolmente.
C'è una cosa che ho letto recentemente e che mi ha tolto il fiato. Nel 2009 un gruppo di ricercatori giapponesi ha messo delle persone in una macchina per la risonanza magnetica e gli ha mostrato la vita di altre persone più capaci di loro. Il risultato è stato che la parte del cervello che si attivava era la stessa che si attiva quando ti fai male fisicamente. La corteccia cingolata anteriore.
Dalla Lettera 06 — Settimana 6 di 54 — La mente scimmia
Una mente che salta da un ramo all'altro e mentre salta urla.
I buddhisti la chiamano kapicitta. Mente di scimmia.
Dalla Lettera 07 — Settimana 7 di 54 — L'arte di definire i propri confini
▎ "Non ho mai visto qualcuno dedicarsi a qualcosa completamente e non riuscirci."
▎ "Anche perché ci piace pensare che esiste un mondo senza confini, ma sono proprio quei confini che ci proteggono. E solitamente se non ci riusciamo soli, speriamo che ci sia qualcun altro a proteggerli al posto nostro."
Dalla Lettera 08 — Settimana 8 di 54 — Quelli che non scendono dalla montagna
Solo che quella sera in albergo, mentre cercavo di guardare il soffitto e basta — una cosa che non mi riesce mai — mi è venuto in mente che questa risposta è troppo comoda.
Ho passato tutta la vita a inseguire una versione successiva di me. La seconda azienda. Il prossimo paese. L'idea nuova. La sera in cui tutto avrà finalmente senso.
Dalla Lettera 09 — Settimana 9 di 54 — La musica che teniamo dentro
E qui devo fermarmi un secondo, perché la prima cosa che mi è venuta in mente non è stata che storia incredibile.
Dall'altra è esattamente quello che ci rovina.
Dalla Lettera 10 — Settimana 10 di 54 — L'uomo sul tetto
Mi chiedo a quale delle tante realtà che esistono appartiene, e nella mia mente mi ricordo e immagino tutti gli step che deve affrontare per cambiare la sua personalità e raggiungere lo stadio successivo del Matrix.
Dalla Lettera 11 — Settimana 11 di 54 — Il semaforo
Ti scrivo ancora da Buenos Aires, ultima settimana qui, presto torno in Italia al caldo (finalmente, che qui è inverno).
C'è stato un periodo — anni, non giorni — in cui io a un semaforo rosso, a piedi, con la strada completamente vuota, non attraversavo quasi mai.
Dalla Lettera 12 — Settimana 12 di 54 — La testa sul cuscino
Sono tornato in Italia, e per qualche giorno il mio corpo è rimasto in Argentina. Il fuso orario fa così: ti svegli alle quattro di notte con gli occhi spalancati e la testa che parte. L'altra notte ero esattamente lì — sveglio, buio, la testa sul cuscino e il telefono a un palmo dalla faccia.
Pensiamo troppo. Aspettiamo l'azione perfetta, il momento giusto, le condizioni ideali — e intanto non facciamo niente. Il campione, banalmente, fa. E facendo, capisce. Noi vogliamo capire prima di fare, ed è esattamente per quello che restiamo fermi.
Dalla Lettera 13 — Settimana 13 di 54 — La punizione
Il giorno dopo l'unica cosa che ha funzionato davvero in 8 anni. Un progetto costruito pezzo dopo pezzo, che a un certo punto acquisisce valore e si chiude. Per anni l'ho chiamato 'il traguardo', quella cosa dopo la quale mi sarei finalmente seduto a dire ok, ce l'ho fatta, adesso posso riposare.
(Lo so come suona. "Eccolo, quello che non si gode niente, nemmeno un giorno." Sì. Tienilo a mente, perché su questo concetto ci tornerò a breve.)