La nostalgia e' un lusso che non ti puoi permettere. 54 racconta perche' guardare indietro e' il modo piu' elegante per non andare avanti.
Dalla Lettera 01 — Ci risiamo
Non e' pensato per te, in realta' non e' pensato per nessuno. Scrivo questo genere di cose da anni, in posti dove nessuno mi conosce, a tavoli dove nessuno si siede con me, in citta' che cambio prima di poterle chiamare casa.
Ma oggi e' diverso, oggi non chiudero' questi pensieri nel mio cassetto.
Io questa distanza la sento da quando ho memoria.
Dalla Lettera 02 — Scegliere chi essere
Se non sei guidato dalla tua visione del futuro, resti aggrappato alle emozioni del passato. E la tua personalita', invece di portarti avanti, ti trascina indietro. Dove sei gia' stato. Dove non vuoi tornare ma dove lei si sente al sicuro, a casa, in un posto noto.
La settimana scorsa ti ho raccontato di inizi. Di onde viste, prese e lasciate prima che arrivassero a riva. Del problema che non e' mai fuori.
Quella tensione che senti nel petto, quella che non sai come chiamare, quella di cui ho parlato nella prima lettera, non e' stress. Non e' ansia. E' la distanza tra chi sei e chi fingi di essere. E piu' quella distanza cresce, piu' il rumore che produce diventa forte.
Dalla Lettera 03 — Il prezzo che nessuno vuole pagare
E ogni volta che sceglierai quella strada, ti sveglierai sei mesi dopo nello stesso posto di prima. Con la stessa fame. Con la stessa distanza da quello che vuoi diventare.
Sai cos'è l'interesse composto? Funziona così: ogni scelta difficile che fai oggi non ti ripaga una volta sola — si moltiplica. Il dolore di oggi diventa competenza domani, che diventa vantaggio dopodomani, che diventa distanza incolmabile tra te e chi ha scelto la strada facile. Chi rimanda paga interessi. Chi agisce li incassa.
Ma non è stata la crescita a cambiarmi. È stata la consapevolezza di una cosa che non avevo mai visto prima.
Dalla Lettera 04 — Settimana 4 di 54 — La felicità è un'abitudine
Sessantamila pensieri al giorno. E la maggior parte sono gli stessi del giorno prima.
Il giorno dopo l'exit con NoLimits-Ad ho lavorato tutto il giorno. Perché fino a prima era riscaldamento. Ma anche dopo, il vuoto era lì. Diverso, ma lì.
Sembra ridicolo, ma è stato lì che ho capito una cosa fondamentale: i miei pensieri non erano miei. Erano reazioni automatiche. Risposte programmate. Schemi che si ripetevano senza che io li avessi mai scelti.
Dalla Lettera 05 — Settimana 5 di 54 — Il vero cancro
Una notte, in un hotel di una città di cui non ricordo il nome, ho scritto sul quaderno una frase, in una sola riga.
Ho passato tutta la vita a voler essere qualcuno agli occhi degli altri.
Anche in questo caso c'è una ricerca che mi ha colpito. Hal Hershfield, ricercatore prima a Stanford poi a UCLA, ha mostrato una cosa semplice. Le persone che scrivono una lettera al se stesso di venti anni nel futuro, nei giorni successivi, diventano migliori. Risparmiano di più. Mangiano meglio. Mentono di meno.
Dalla Lettera 06 — Settimana 6 di 54 — La mente scimmia
Ho aperto il telefono prima ancora di mettere i piedi a terra.
Io la chiamo, da quando ho memoria, irrequietezza.
La verità è che personalmente non stavo provando a spegnerlo. Stavo provando a riempirlo. E quello che riempi deve traboccare, prima o poi.