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54

Tema

Identita'

Dalle lettere di Stefano De Cubellis

Chi sei davvero, oltre le maschere? 54 e' un viaggio nell'identita' — quella che costruisci, quella che perdi, quella che scegli di diventare.

Dalla Lettera 01 — Ci risiamo

E non e' ansia ne' paura. E' quella certezza silenziosa di non essere nel posto giusto ovunque tu sia. Che qualunque cosa tu abbia fatto, non e' abbastanza. Che esista una versione di te che non hai ancora raggiunto, e che forse non raggiungerai mai.

Non rispetto a qualcun altro, ma rispetto a quello che senti di poter essere. Questa distanza non si colma, non con il lavoro, non con i soldi, figuriamoci con le citta'. Non si colma con niente.

Era “l'inizio” la droga. Quella sensazione di novita' e magia di poter essere o arrivare ovunque si voglia. Un'evoluzione che ancora non capivo il segnale di uscita, di fuga.

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Dalla Lettera 02 — Scegliere chi essere

Quella tensione che senti nel petto, quella che non sai come chiamare, quella di cui ho parlato nella prima lettera, non e' stress. Non e' ansia. E' la distanza tra chi sei e chi fingi di essere. E piu' quella distanza cresce, piu' il rumore che produce diventa forte.

E io di colpi ne ho presi. Tredici anni di colpi travestiti da inizi. Ma non mi hanno fermato. Mi hanno insegnato una cosa, il segreto non e' sapere chi sei. E' scegliere chi vuoi diventare.

Se elimini tutto, le abitudini che non hai scelto, le convinzioni che hai accettato in blocco, la tensione di essere chi pensi di dover essere e concentri la tua energia su cio' che vuoi davvero, diventi energia. E dove incanalarla lo scegli solo tu.

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Dalla Lettera 03 — Il prezzo che nessuno vuole pagare

La scorsa settimana ti ho parlato di scegliere chi essere. Di comportamenti deliberati. Di nuove abitudini che creano nuova identità.

E ogni volta che sceglierai quella strada, ti sveglierai sei mesi dopo nello stesso posto di prima. Con la stessa fame. Con la stessa distanza da quello che vuoi diventare.

Ogni risultato che valeva la pena raggiungere richiedeva di fare cose che non avevo voglia di fare. Richiedeva di diventare qualcuno che non ero ancora.

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Dalla Lettera 04 — Settimana 4 di 54 — La felicità è un'abitudine

Quando sei solo, riaffiorano i ricordi. Quella persona. Quell'opportunità persa. Quel gesto che non hai fatto. E il cervello ti dice che dovresti essere triste.

Non quella dei post motivazionali. Non quella dei "5 passi per essere felice." Non quella che ti vendono nei corsi online.

Per anni ho pensato che sarei stato felice quando. Quando avrei avuto abbastanza soldi. Quando avrei avuto l'azienda giusta. Quando avrei trovato la persona giusta. Quando avrei raggiunto il posto giusto.

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Dalla Lettera 05 — Settimana 5 di 54 — Il vero cancro

Non perché siano più motivate. Perché iniziano a sentire quella versione futura come una persona vera e con cui hanno un debito.

Seconda fase: ti ruba il tempo di costruire una vita davvero tua. Perché ogni minuto speso a misurarti con qualcun altro è un minuto rubato a chi devi diventare.

Ed è così che quelle informazioni passano da essere informazioni a percorsi da seguire. Da conoscenze ad azioni pratiche che ti guidano nella tua versione futura. Ed è così che la sofferenza si trasforma in una mappa che ti dà un grande vantaggio sul percorso.

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Dalla Lettera 06 — Settimana 6 di 54 — La mente scimmia

E vuoi che non inizi davvero ad essere felice ogni giorno, e quella felicità non ti porti a vivere la vita che vuoi vivere?

Io personalmente negli anni ho provato a farlo tacere in tutti i modi.

La verità è che personalmente non stavo provando a spegnerlo. Stavo provando a riempirlo. E quello che riempi deve traboccare, prima o poi.

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Dalla Lettera 07 — Settimana 7 di 54 — L'arte di definire i propri confini

L'aperto-a-tutto è la versione adulta del bambino che vuole tutti i giocattoli, e per averli li lascia tutti per terra, e a fine giornata non gioca davvero con nessuno.

Tutto era discutibile. Tutto era spostabile. Ogni cosa che dicevo poteva essere cambiata se l'altra persona aveva un'opinione abbastanza forte.

E mi sono chiesto se invece io, in tutti questi anni, lo avessi mai fatto davvero.

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Dalla Lettera 08 — Settimana 8 di 54 — Quelli che non scendono dalla montagna

Ho passato tutta la vita a inseguire una versione successiva di me. La seconda azienda. Il prossimo paese. L'idea nuova. La sera in cui tutto avrà finalmente senso.

L'unica cosa che ho capito davvero, in quei dieci minuti, è che il mio cervello non sa stare fermo.

Fermo davvero. Senza che il prossimo passo fosse già caricato dentro la testa, pronto a partire appena finivi il caffè.

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Dalla Lettera 09 — Settimana 9 di 54 — La musica che teniamo dentro

Forse è vero. Forse anche noi, da bambini, lasciavamo indizi di chi saremmo dovuti diventare. Solo che nessuno li ha raccolti. Nessuno li ha messi in un piano di settantotto pagine. Nessuno ci ha indicato.

E quando finalmente arriviamo al punto in cui capiamo cosa volevamo davvero essere, scopriamo che abbiamo passato vent'anni a costruirci dentro un sacco di mostri che ora dobbiamo abbattere prima di poter cominciare.

Non diventare Williams. Non essere riconosciuto a livello mondiale. Non farcela.

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Dalla Lettera 10 — Settimana 10 di 54 — L'uomo sul tetto

Cieco perché mi chiedo se sa che potrebbe essere altro. Se questo lavoro lo appaga davvero, o se ci è finito dentro — figli arrivati troppo presto, una famiglia da campare, e questa era l'unica cosa che si poteva fare. O magari viene da un paese vicino, da una povertà che non gli ha mai lasciato il tempo di chiedersi niente, e per lui stare su quel tetto, a Buenos Aires, è già un punto d'arrivo. Magari, da dove viene lui, quello lassù è uno status.

Mi chiedo a quale delle tante realtà che esistono appartiene, e nella mia mente mi ricordo e immagino tutti gli step che deve affrontare per cambiare la sua personalità e raggiungere lo stadio successivo del Matrix.

▎ Forse il Matrix non si buca. Forse uscirne è solo questo: sapere chi sei, accettarlo, e vivere felice con quello che hai.

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Dalla Lettera 11 — Settimana 11 di 54 — Il semaforo

Te la racconto bene, perché qui si parla di libero arbitrio, di azioni che pesano su tutta la nostra vita. Perché sai, non è mai solo un semaforo… è tutto ciò che c'è dietro il vero problema.

Perché ogni nostra decisione nasconde dietro di sé una serie di comportamenti e abitudini che ci impediscono di cambiare ed essere migliori.

Bella, eh? Peccato che, all'epoca, non era vero manco un po'.

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Dalla Lettera 12 — Settimana 12 di 54 — La testa sul cuscino

E invece no. Ti dico una cosa che ho capito sul serio, non per fare il guru: quei libri non valgono per come sono scritti. Valgono per una cosa sola — se prendi UN concetto, uno solo, e lo applichi davvero a un caso preciso della tua vita, quello è tutta l'essenza della crescita. Non il libro. Quello che ci fai col libro. E nel mio caso, qualcuno di quei concetti la vita me l'ha cambiata per davvero. Per questo li consiglio. Non per leggerli bene — per svegliarti la mattina un po' più carico, e per diventare, giorno dopo giorno, un po' più disciplinato.

Solo che stavolta ho fatto una cosa diversa. Ho lasciato stare il telefono e ho aperto il Kindle. Stavo leggendo un libro — uno di quei libri motivazionali, di crescita personale, self-help, chiamali come ti pare.

Perché nel mondo esiste già tutto. Qualunque cosa a te sembri impossibile, c'è già qualcuno che la sta facendo adesso, proprio mentre tu sei a letto a dirti che non si può. Se la fa lui, è possibile. Anche per te. Non è fede, è aritmetica. E l'unico vero ostacolo è uno solo: che tu non l'hai mai fatto. E quello non sta nel mondo — sta nella tua testa, sullo stesso cuscino dove appoggi la faccia la notte.

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Dalla Lettera 13 — Settimana 13 di 54 — La punizione

Perché ho capito che tutta questa fatica, questo non fermarmi mai, questo non godermi niente, è esattamente il prezzo per diventare chi voglio davvero essere. Per togliermi dalla testa, uno a uno, tutti i "no" che mi avevano cucito addosso da bambino. Per dimenticare la storia che uno di un paese di mille abitanti deve restare con i piedi per terra, accontentarsi, che certi sogni, purtroppo, devono essere riposti nel famoso cassetto ed essere dimenticati.

Quindi per diventare quello che voglio, devo disimparare tutto questo. E nessuno te lo dice, ma per arrivare dove ti hanno detto che non puoi arrivare, devi essere disposto a soffrire più di chiunque altro.

Il giorno dopo l'unica cosa che ha funzionato davvero in 8 anni. Un progetto costruito pezzo dopo pezzo, che a un certo punto acquisisce valore e si chiude. Per anni l'ho chiamato 'il traguardo', quella cosa dopo la quale mi sarei finalmente seduto a dire ok, ce l'ho fatta, adesso posso riposare.

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Domande Frequenti

Come si scopre la propria identita'?

Non si scopre, si costruisce. L'identita' non e' un tesoro nascosto da trovare, e' un progetto da realizzare con le scelte di ogni giorno.

E' possibile cambiare chi si e'?

Ogni mattina scegli di essere la versione piccola o grande di te stesso. L'identita' e' una decisione quotidiana, non un dato di fatto.

Perche' e' cosi' difficile essere se stessi?

Perche' "se stessi" non e' un punto fisso. E' un bersaglio che si muove ogni volta che cresci. La difficolta' e' il segnale che stai evolvendo.

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