La crescita ha un prezzo, e nessuno te lo dice prima di pagarlo. Stefano lo descrive nelle sue lettere con onesta' brutale: crescere significa perdere persone, abbandonare versioni di te stesso, sentirti solo in stanze dove prima eri in compagnia. Il prezzo della crescita non e' solo fatica — e' lutto. Stai dicendo addio alla persona che eri, e non tutti intorno a te accetteranno quella che stai diventando.
Cosa dice Stefano su il prezzo della crescita
Dalla Lettera 02 — Scegliere chi essere
La prossima settimana: il prezzo che nessuno vuole pagare.
C'e' un momento preciso in cui tutto cambia. Non quando capisci cosa non va. Quello lo sai gia'. Cambia quando decidi che il vecchio te non viene piu' con te. Quando lo lasci li', con le sue abitudini, le sue paure, le sue scuse. E inizi a camminare da solo verso qualcuno che non esiste ancora ma che senti gia' dentro. Da quel momento il gioco diventa un altro. Diventa bello. Duro, ma bello. Perche' la fatica ha finalmente un senso. E come tutto cio' che vale, richiede pratica
Dalla Lettera 03 — Il prezzo che nessuno vuole pagare
Davanti a ogni scelta importante ne hai sempre e solo due: quella che costa fatica oggi e quella che costa fatica domani.
Il cervello è programmato per scegliere sempre la seconda. Per allontanare il dolore. Per evitare il conflitto immediato. Per sopravvivere, non per crescere.
Dalla Lettera 04 — Settimana 4 di 54 — La felicità è un'abitudine
La settimana scorsa ti ho parlato del prezzo che nessuno vuole pagare. Di strade difficili, di interesse composto, di angoscia come investimento.
La felicità non è l'assenza di problemi. È la capacità di affrontarli senza perdere te stesso.
Dalla Lettera 05 — Settimana 5 di 54 — Il vero cancro
Quella sensazione che senti quando ascolti una vittoria, non te la stai immaginando. È il tuo cervello che la elabora come un dolore vero.
Dalla Lettera 08 — Settimana 8 di 54 — Quelli che non scendono dalla montagna
E che probabilmente questo è il mio prezzo. Non il mio talento.
Dalla Lettera 09 — Settimana 9 di 54 — La musica che teniamo dentro
Significa: qualcuno mi ha messo il dito addosso e ha detto, tu sei questa cosa qua, e ti ci accompagno. Significa: non devo capirlo da solo, non devo perdere venticinque anni a cercarmi, non devo combattere contro la cultura che mi circonda perché la cultura intorno a me è già pre-allineata a quello che diventerò. Significa: ho un binario.
Si fermano perché disinstallare è più faticoso che installare. Si fermano perché intanto la vita continua. Si fermano perché a quarant'anni hai un mutuo, una famiglia, una routine, e il prezzo di rifare tutto è diventato troppo alto.
Dalla Lettera 10 — Settimana 10 di 54 — L'uomo sul tetto
Con chiunque faccia quei lavori che, vuoi o non vuoi, di nobile non hanno nulla — se non il dolore e il sacrificio di ciò che nascondono.
L'estate scorsa, a Dublino, durante una cena solitaria — come sempre — ho scritto nel diario una frase che oggi faccio fatica a rileggere:
Dalla Lettera 12 — Settimana 12 di 54 — La testa sul cuscino
Solo che stavolta ho fatto una cosa diversa. Ho lasciato stare il telefono e ho aperto il Kindle. Stavo leggendo un libro — uno di quei libri motivazionali, di crescita personale, self-help, chiamali come ti pare.
E invece no. Ti dico una cosa che ho capito sul serio, non per fare il guru: quei libri non valgono per come sono scritti. Valgono per una cosa sola — se prendi UN concetto, uno solo, e lo applichi davvero a un caso preciso della tua vita, quello è tutta l'essenza della crescita. Non il libro. Quello che ci fai col libro. E nel mio caso, qualcuno di quei concetti la vita me l'ha cambiata per davvero. Per questo li consiglio. Non per leggerli bene — per svegliarti la mattina un po' più carico, e per diventare, giorno dopo giorno, un po' più disciplinato.
Dalla Lettera 13 — Settimana 13 di 54 — La punizione
Perché ho capito che tutta questa fatica, questo non fermarmi mai, questo non godermi niente, è esattamente il prezzo per diventare chi voglio davvero essere. Per togliermi dalla testa, uno a uno, tutti i "no" che mi avevano cucito addosso da bambino. Per dimenticare la storia che uno di un paese di mille abitanti deve restare con i piedi per terra, accontentarsi, che certi sogni, purtroppo, devono essere riposti nel famoso cassetto ed essere dimenticati.
Perché se il premio non esiste, allora non ha più senso fare le cose per ottenerlo. Resta solo una cosa da amare, la fatica in se. Non il traguardo. Il salire, non l'essere arrivato. È quella la cosa da abbracciare, l'unica che non ti possono spegnere con false promesse.